Giochi Antichi

Posted on domenica 25 maggio 2008

Di Seguito riportiamo alcuni tra i più famosi giochi di un tempo dove il divertimento dipendeva esclusivamente dalla fantasia e intraprendenza dei bambini che nulla avevano fuorché la voglia di fare.

Gallinella zoppa zoppa

In assenza di televisione, i nonni, intrattenevano i propri nipoti con questo gioco che consisteva nel porre entrambe le mani dei giocatori un un piano e a turno veniva chiamato un numero dal 21 al 29 e cominciando da un dito a caso, si faceva una sorta di Conta Filastrocca che recitava così:

Callinella zoppa zoppa

quantu pinni ti ‘ndi ntocca

tindi ‘ntocca vintiquattru

unu, dui, tri e quattru.

Al termine veniva escluso il dito sul quale la conta era terminato e così sino al vincitore che ovviamente risultava l’ultimo dito rimasto sul piano.

U Surici e a Mazza

Questo gioco veniva praticato dai ragazzi e consisteva in un bastoncino di legno con lunghezza di circa 50-60 cm che veniva detto ” a mazza” e di un altro pezzo di legno con lunghezza di circa 15 cm che presentava nelle due estremità una sottigliatura con forma a punta e questo veniva detto “u surici”. Il gioco avveniva in strada o nei grandi spazi aperti e iniziava disegnando per terra un cerchio di partenza del legno. A turno, un giocatore doveva dare un colpo con la mazza al legno posto nel cerchio e una volta sobbalzato, colpirlo tentando di farlo andare il più lontano possibile. Il  giocatore avversario, doveva raggiungere il legno e cercare di rilanciarlo dentro il cerchio di partenza disturbato dal lanciatore che poteva nuovamente ribattere.

A Battimuru

Il gioco consisteva nel far battere le monete contro un muro cercando di farle cadere il più vicino possibile alla base del muro stesso. Chi si avvicinava di più vinciva tutte le monete in terra.

Gioco della Settimana

Dopo aver disegnato in terra un grande rettangolo contenente 8 quadrati numerati dall’uno all’otto ed iniziando dalla parte destra, ciascun partecipante si procurava una pezzo di piastrella e dopo la conta, iniziava il gioco. Veniva tirato il sasso nella casella numero uno e saltellando su una gamba, bisognava recuperarlo e lanciarlo nella casella successiva per poi ripetere l’operazione sino all’ultima casella. Vinceva chi riusciva a restare il maggior tempo possibile in piedi o chi non gettava il sasso fuori dalle caselle.

I vivi e i morti

I partecipanti si procuravano pezzi di piastrelle che venivano poste in senso verticale. Ciascuna piastrella rappresentava un giocatore, e la sua posizione verticale rappresentava l’essere in vita. Attribuita ciascuna piastrella ad un giocatore, a turno i singoli partecipanti, da una distanza di 10 metri, dovevano colpire le piastrelle con un sassolino cercando di farli cadere e quindi di eliminare il resto dei giocatori. Vinceva chi buttava tutti gli avversari.

Amministratore @ 19:45
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Mestieri Antichi

Posted on domenica 25 maggio 2008

Pubblichiamo una recensione  di mestieri antichi e di artigianato della Calabria:

U Capillaru

Era colui che, con una cesta legata a tracolla contenente rocchetti, forbici e tutto quanto serviva alle donne di casa. In cambio di Questi oggetti riceveva ciocche di Capelli che le donne conservavano a gomitolo.

U Coddararu

Era una persona che come arnese da lavoro, collocava un tubo lungo circa un metro che sotterrava orizzontalmente e da un’estremità disponeva una manovella mediante il quale faceva girare una ventola che trasmetteva aria alla parte opposta dove, attorniate da pietre, vi erano le braci che venivano rese vive da questa corrente di aria. Su queste, venivano poggiate gli stagnaturi per farlo infuocare in modo da poter saldare i vari oggetti di alluminio.

Affilaforfici

Girovagava su di una bicicletta e si fermava ad ogni richiesta di chi avesse un oggetto da affilare facendo girare con un piede la mola che al contatto con l’arnese, produceva scintille. Diventato infuocato, l’oggetto veniva immerso in una ciotola d’acqua per raffreddarsi.

U Seggiaru

Con questo termine veniva identificato colui che “mpagghiava” e cioè rivestiva delle sedie utilizzando un’erba palustre detta vuda. La loro opera consisteva nell’intrecciare  quest’erba dopo aver eliminato quella vecchia.

Amministratore @ 13:42
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Mandaradoni

Posted on domenica 25 maggio 2008

Immerso tra Alberi di ulivo e querce secolari, il paese di Mandaradoni, appartenente al Comune di Limbadi, sorge ai Piedi di Monte Poro in provincia di Vibo Valentia

Storia

La Storia del Paese di Mandaradoni, risale alla sua fondazione avvenuta intorno al 1500 quando ancora veniva chiamato Mandaranoli pe poi subire diverse trasformazioni etimologiche per divenire Mandaradoni sul dinire del XVII secolo. La sua creazione è imputabile a due fratelli siciliani i quali per sfuggire alle mani della giustizia del loro paese, si rifugiarono in questo territorio dedicandosi alla vita pastorale. Cominciò così un forte periodo di aumento demografico che subì qualche calo durante i periodi di immigrazione verso il Nord Italia.

Amministratore @ 11:53
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Gerardo Sacco

Posted on venerdì 16 maggio 2008

Gerardo Sacco appartiene di diritto ai personaggi illustri della Calabria. Nel 1969 avvia la sua azienda artigianale di produzione orafa e in breve tempo i suoi capolavori raggiungono fama e riconoscimenti a livello nazionale.  Successivamente, a seguito della sua specializzazione di cultura Magno Grecia, bizantina, rinascimentale e barocca, vinse il 10° premio alla Mostra dell’Artigianato Orafo di Firenze. Molte delle sue opere sono state esposte in vari musei nazionali e internazionali.

Opera di Gerardo Sacco

Gerardo Sacco è stato delineato dal Comune di Paola alla realizzazione della nuova chiave della Città da offrire a San Francesco di Paola per i festeggiamenti del Santo Patrono.

Lyz Teylor con opera di Gerardo Sacco

Liz Taylor con collana di Gerardo Sacco

Amministratore @ 20:16
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S. Agustinu stravince l’XI edizione del Paliu cui ciucci di Laino

Posted on venerdì 16 maggio 2008

Primo trionfo per i giallo-verdi, a secco di vittorie sin dal 1985

Ha sbaragliato tutti, S. Agustinu. Tutto merito di Zafarana, l’asino che, guidato dall’abile Antonio Manfredi, ha trotterellato lungo il tracciato della corsa tagliando per ben 5 volte consecutive il fatidico traguardo, attribuendo, così, ai giallo-verdi ,l’XI edizione del Paliu cui ciucci di Laino Borgo. Una gara concitata, quella dello scorso 14 agosto, che ha visto dalle rocambolesche cadute di fantini ad evidenti tentativi di fuga degli asini all’esterno del tracciato, da interminabili pause lungo il circuito ad avvincenti testa-a-testa tra ciuchi.

Sette le contrade in concorso, tutte con qualche vittoria all’attivo (Cagghienti 1, Casalettu-Vavuosu 1, ‘Mbedi u Burgu 2, Sant’ Antoniu 1, S. Biasu 1, Santu Vastianu 4), tranne S. Agustinu che, per la prima volta dal 1985, data d’inizio dell’ormai celebre Palio lainese (una prima edizione sperimentale è segnalata nel 1976), si è aggiudicata meritatamente il titolo per l’edizione 2008.

Evidentemente commosse Capitano e Rettore della contrada, Concetta La Rocca e Giuseppina Calvosa, chiamate a ritirare, insieme al prode Fantino, il Palio 2008, opera del’artista lainese Sara Palermo, dalle mani degli organizzatori. Grande soddisfazione ha espresso Settimo Rossi, Ideatore dell’iniziativa, Coordinatore del Comitato Pro Palio nonché infaticabile ’sant’agustinianu’. Sono contentissimo per la vittoria della mia contrada – ha ribadito l’attuale Assessore al Turismo e Spettacolo del Comune di Laino Borgo – nonché per l’ottima riuscita della manifestazione! E pensare che Zafarana è partito da ’settimo’, quale ciuccio di ricorsa…un presagio!!!

Boom di presenze per la due-giorni clou dell’agosto lainese che quest’anno, novità assoluta, ha voluto omaggiare la figura storica di Carlo V, presente nel lungo corteo multicolore che dal cuore dell’abitato si è snodato, tra canti, balli e slogan, alla volta dell’asinodromo, teatro della gara. In abiti d’epoca, a cavallo di un prestante puledro pezzato nonché a guida di un gruppo di 7 eleganti purosangue, cavalcati dal altrettanti giovani a rappresentanza delle contrade in concorso, Carlo V ha condotto l’immane corteo sul circuito della gara percorrendo quei luoghi che nel lontano 1535 aveva già avuto modo di conoscere (pare difatti che, di ritorno dall’impresa di Tunisi, Carlo V, si fosse fermato presso due abitazioni del lainese, rispettivamente Casa Monaco in Via Roma e Casa Marchionale in Piazza Navarro).

E dopo la vittoria è nuovamente tempo di festeggiamenti. Come da tradizione, infatti, la contrada vincitrice organizzerà un mega party al quale saranno invitate tutte le restanti contrade del Paliu cui ciucci. Massimo riserbo, ancora, sulla data di svolgimento dell’evento, una sola cosa è certa: Zafarana, abbandonato il terreno di gioco, diventerà protagonista della tavola. Eh sì, perché sicuramente la specialità tipica lainese, l’ottima ‘zafarana’ (alias peperone), non mancherà di nobilitare il lauto banchetto, tributo alla meritatissima vittoria di Sant’Agustinu.

Rossella Regina

Amministratore @ 18:33
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