Martedì, 10 Apr 2007
Castrovillari è un comune di circa 24000 abitanti appartenente alla provincia di Cosenza. Risulta essere un importante centro agricolo e commerciale con varie risorse industriali.
Storia La collina su cui sorge l’antico centro di Castrovillari fu certamente frequentata in epoca protostorica. In epoca romana fu realizzato alla sommità del colle un castrum, di cui restano gli avanzi di un probabile contrafforte sotto le logge del Santuario di S. Maria del Castello. Il toponimo con cui la Tabula Peutingeliana sembra indicare il sito di Castrovillari, non si riferisce ancora a questo castrum ma richiama forse una lnteramnium. Il centro abitato dovette ben presto circondarsi di mura tali da consentire una sicura difesa se non fu espugnato dai Saraceni e cedette ai Normanni solo dopo un lungo assedio. Il fatto che al cadere dell’ XI secolo venga denominato Gastl’eville o Gastrum villa rum, fa pensare per quest’epoca una struttura insediativa articolata su due nuclei: il borgo fortificato sul colle di S. Maria del Castello fino alla «timpa» (versante scosceso su un corso d’acqua) di Fiumicello presso il Conservatorio delle Pentite, guardato da un robusto mastio, e la villa, priva di mura, raccolta intorno alla nuova e più centrale Matrice dedicata al patrono della città, S. Giuliano. Sviluppo edilizio della città. Una fase espansiva si manifestò con una certa lentezza lungo tutto il corso del XII secolo. Prima vi si insediarono delle consistenti comunità ebraiche che scelsero le pendici sudoccidentali del colle per edificare le loro dimore civili, «case palatiate» nei documenti più tardi, di tono sicuramente più elevato della tipologia fino ad allora consueta, in un plesso presto chiamato «Giudecca» nel quale troverà posto una scuola e, fuori dell’abitato, anche una cartiera. Intorno al 1220-21 S. Pietro da S. Andrea della Marca, discepolo e compagno di S. Francesco d’Assisi, nella sua opera di divulgazione della dottrina dell’Ordine in Calabria, vi fonda un grande convento.

Il processo di espansione dell’abitato ha termine con la fine del xv secolo, quando Castrovillari si attesta col suo limite settentrionale al ponte della Catena col quartiere denominato Casale, in contrapposizione alla Civita vista ancora come baluardo difensivo; ma presto anche il Casale dovette circondarsi di mura merlate, come risulta da un atto notarile rogato nel 1483. Esse si aprivano in corrispondenza di otto porte: quella della Catena a nord, chiusa da un ponte levatoio e la più importante, la Porta di Fiumicello a est sulla omonima «timpa», di Simone a sud-est, e poi ancora dei Giudei, di Racana, dello Stretto, delle Fosse e di Donna Galizia. All’interno di questa terza cerchia di mura la città si configurava come un tipico centro medievale cresciuto lentamente su se stesso senza alcuna particolare normativa edilizia. Nei successivi tre secoli, pur fra comprensibili fluttuazioni, la popolazione rimarrà bloccata in poco più di un migliaio di «fuochi» (nuclei familiari). Dalla «Nuova Città degli Svevi» all’eclissi feudale. In questo periodo di evoluzione e assestamento della forma urbana, la storia di Castrovillari si svolge in maniera tumultuosa, fin dal primo assedio di Roberto il Guiscardo (1064), un secondo di Ruggero (1093) e un altro ancora del figlio Roberto (1129). Dagli Hohenstaufen, a cui rimane molto fedele, ottiene vari benefici e privilegi e l’appellativo onorifico di «Nuova Città degli Svevi»; più confuse e non certo serene sono le sue vicende in periodo angioino e poi aragonese, fino a quando, repressa la congiura dei baroni, sul vecchio fortilizio normanno alla Catena Ferdinando I, nell’ambito della ristrutturazione difensiva delle Calabrie, ordina la costruzione di un più consistente Castello, dotato di quattro torri angolari e profondi fossati e sul cui stemma, uguale a quelli degli analoghi castelli di Belvedere Marittimo e Corigliano, appare la data del 1490. A parte qualche breve sussulto, da questo momento cessa la storia civile della città. Se ancora nel 1510 Castrovillari è tra le pochissime città di demanio regio della Calabria Citeriore, insieme ad Amantea e a Cosenza coi suoi casali, di lì a pòco (1521) ha inizio la lunga eclissi feudale, che provoca una stasi nell’evoluzione demografica e una assenza di qualsiasi motivazione politica che non sia la difesa a oltranza dei privilegi cittadini dalle rapaci mire dei feudatari, i potenti duchi Spinelli di Cariati, con una breve parentesi (1579-1610) dei Sanseverino di Bisignano. Il Seicento e il Settecento sono prodighi di rifacimenti e ristrutturazioni di chiese e conventi e di qualche nuova fondazione, che tuttavia in nulla influiscono sulla forma urbana così come si era storicamente determinata in epoca medievale. Vi influisce invece il terremoto del 1638, che fa crollare interi quartieri della Civita insieme ad altre abitazioni verso S. Giuliano e interi tratti della cinta difensiva, che da questo momento conosce un inarrestabile declino tanto da restare presto solo un ricordo. Nuova espansione dell’abitato. Impossibilitata a ricostruire le abitazioni distrutte nei siti originari per la morfologia impervia, e non più costretta dalle mura, la popolazione comincia con lentezza a tracimare dalla Porta della Catena insediandosi nell’area compresa fra l’attuale corso Garibaldi, via Mazzini e via Martini, là dove già esistono alcune case intorno all’Ospizio dei Poveri, in funzione dalla seconda metà del XVI secolo, e le botteghe dei "pignatari». Alla fine del Settecento, a opera del clero di S. Giuliano, si comincia a edificare nella zona dell’Olivitello fino a raggiungere il Murato, vasta proprietà dei Conventuali che verrà tagliata nel 1836, col tracciato dell’attuale via Roma, aprendo definitivamente all’espansione edilizia le aree pianeggianti a settentrione. Ripresa economica e politica. Tutto ciò è frutto non solo di una dinamica demografica ma anche di una diversa articolazione di funzioni. Sposata immediatamente la causa rivoluzionaria nel 1799 e appoggiata con tutto il cuore l’occupazione francese nel 1806 per la sua posizione strategica allo sbocco della vecchia via consolare nella piana di Sibari, Castrovillari viene subito elevata al ruolo di uno dei quattro distretti della Calabria Citeriore con una significativa rivincita sul piano civile alla dipendenza vescovile da Cassano, e ricopre poi funzioni amministrative e burocratiche diversificate e consistenti al punto che all’indomani dell’Unità entra in concorrenza con la stessa Cosenza e ottiene (1863) il trasferimento della Corte d’Assise. Accanto alle tradizionali attività artigiane, a un’agricoltura non ricca ma esercitata con tenacia, una classe burocratica numerosa ma non soffocante aperta a istanze culturali e civili, già ha da tempo schiuso nuovi orizzonti allo sviluppo della città che rimane punto di cerniera nell’organizzazione territoriale della Calabria settentrionale.

Da Visitare Il ponte di S. Giuseppe, o «ponte della Catena», rappresenta la divisione fra la più recente città e la Civita. Da qui, iniziando l’itinerario, si imbocca la Giudecca, la strada più importante del vecchio paese, e si giunge in piazza S. Giuliano, già centro della vita cittadina. Nell’avvallamento tra i due colli del Lauro e della Madonna del Castello, sorge la chiesa di S. Giuliano, che esisteva fin dal Duecento di fronte alla Sinagoga; questa nel 1630 fu inglobata nella chiesa, la quale fu ingrandita e trasformata nell’attuale struttura. Il portale in pietra calcarea è del 1568;la torre campanaria reca tracce di archi sovrapposti; sulla sinistra, una cappella quadrata con tamburo ottagonale e cupola coperta da tegole. Notare all’interno il presbiterio e gli stalli del coro. Ad angolo tra via S. Maria del Castello e largo S. Giuliano sono i ruderi della seicentesca casa Principe, la cui parte più consistente guarda verso la chiesa. La via S. Maria del Castello sale all’ex conservatorio delle Pentite (sec. XVII), di cui rimane la chiesa a unica navata: ricco portale barocco e altare maggiore in marmi policromi. Sulla sommità del colle sorge il Santuario di S. Maria del Castello, sormontato da un tozzo campanile a base quadrata. La facciata, preceduta da un portico rustico con finestra ad arco, ha due porte, una centrale e una sulla navata destra con archivolti medievali databili al XII e XIII secolo, sormontate da finestre trilobate. L’interno barocco è decorato con stucchi e ornato di stalli lignei; vi sono dipinti del Sei-Settecento e un affresco bizantineggiante, ritoccato nel Trecento. Dal piazzale della chiesa si gode un vasto panorama. Scendendo lungo il viale di acacie e pini, si risale sulla destra costeggiando la vallata del. Fiumicello fino a piazza Castello, dove si trova l’imponente mole del Castello Aragonese. Merita attenzione l’antistante Chiesa Nuova o SS. Trinità, iniziata nel 1750e mai completata: è stata portata alle attuali forme nel 1860;l’interno presenta pregevoli opere. Unita alla chiesa è una costruzione di una certa mole: muratura ‘con intonaco rustico, riquadri delle finestre e davanzali in pietra, una loggia decorata sul lato nord. Si tratta dell’ex convento di S. Francesco d’Assisi, fondato nel 1221,ampliato nel XVII secolo e rimaneggiato nel XVIII. L’ingresso principale ha un portale barocco. La conoscenza della città va completata con una visita al Museo-Biblioteca con importanti reperti paleolitici e neolitici. Terrecotte, statuette greche e crateri votivi documentano la presenza di una zona sacra fin dal VI secolo a.C.; frammenti di ceramiche individuano la sede di un abitato dell’età del ferro.
Economia Castrovillari fonda la propria economia sull’agricoltura e sull’edilizia. In declino risulta essere il settore tessile che conta ormai pochissime industrie operanti nel settore.
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