Rossano

Rossano è un comune di circa 35.000 abitanti appartenente alla provincia di Cosenza. Ricca di storia e opere artistiche, vanta una perticolare visuale sul mar Ionio della Calabria.

Caratteristiche
Ubicata sul margine meridionale di quella pianura ove circa venticinque secoli fa brillò la stella di Sibari, sorge Rossano (33 700 abitanti). La piana, formata dai depositi del Crati e del Coscile e da qualche altra piccola fiumara, è saldata ai monti circostanti mediante un terrazzo delineato tra i 120 e i 180 metri.

Rossano

Storia
Dalle origini all’età romana. I ritrovamenti archeologici attestano che l’area era frequentata sin dall’epoca protostorica. Ai periodi del bronzo (sec. XI a.C.) e del ferro (sec. XI-VII a.C.) risalgono alcuni oggetti ritrovati in seguito ai lavori per la costruzione del campo sportivo a Rossano. Doveva esistere nella zona un presidio fortificato ifrÙrion Ruskias) costruito dalla colonia greca di Thurii. Con la conquista romana il fortilizio greco fu rafforzato e integrato da una colonia, di cui doveva fare parte una gens Roscia, da cui appunto potrebbe derivare il nome Rossano (agli inizi del III secolo l’Itinerario antonino lo chiama Roscianum). Intorno a questo oppidum, posto probabilmente alla sommità del colle dove è oggi il vecchio ospedale, si sviluppò, con la decadenza del centro d’origine sibarita, un nucleo urbano abitato dalle popolazioni che abbandonavano l’insicura pianura. Il periodo bizantino. Fu però con i Bizantini che Rossano raggiunse il suo massimo splendore: dopo aver resistito più volte, grazie alla sua posizione fortificata, ai tentativi dei Longobardi di impadronirsene e aver respinto, unica fra le città calabresi, tutte le aggressioni arabe, divenne fin dall’vIII secolo uno dei più cospicui centri bizantini dell’Italia meridionale. Verso la fine del X secolo immigrarono in Rossano, centro ormai florido e sicuro, non solo le popolazioni di origine greca provenienti dall’Oriente e dalla Sicilia invasa dagli Arabi, ma anche un numeroso gruppo di Giudei, che si insediarono al di fuori della cinta urbana in un rione che conserva ancora il toponimo di Giudecca. Dai Normanni agli Aragonesi. I Normanni non riuscirono a scalfire la cultura grecobizantina di Rossano, anche se tentarono di portare avanti il processo di latinizzazione concordato con la Chiesa di Roma. Ne furono d’ostacolo sia le dimostrazioni di malcontento sia la radicata tradizione culturale bizantina innestata sul monachesimo orientale, che intanto a opera prima di S. Nilo e poi di Bartolomeo da Simeri, due lauriti, si andava evolvendo e caratterizzando verso modelli simili a quelli benedettini e cistercensi. Con i Normanni, Rossano mantiene buona parte delle sue autonomie e ordinamenti di comunità libera, cioè di città regia dotata di propria amministrazione. Il processo di decadenza si manifestò con Angioini e Aragonesi, parallelamente all’imposizione di vincoli sempre più stretti di natura feudale, che comprimevano le autonomie cittadine, fino a quando nel 1445 Alfonso d’Aragona vende la città a Covella Ruffo sotto forma di principato. Insieme con lo sviluppo della feudalità si andò affermando anche il processo di latinizzazione della Chiesa, con modifiche alle istituzioni, alla liturgia e con la sostituzione del clero. L’espansione urbanistica, conseguente all’incremento demografico, aveva spostato il bari centro della città verso nuovi quartieri, e questo indusse a realizzare una nuova Cattedrale che rappresentasse anche formalmente la rottura con la tradizione greca. Le opere difensive nel xv e XVI secolo. L’instabilità politica e le scorrerie barbaresche \ della seconda metà del Quattrocento spinsero i feudatari e l’amministrazione regia a rafforzare le difese della città anche con la costruzione di torri di avvistamento costiere necessarie a proteggere il piccolo ma efficiente scalo marino. Nel punto più alto di Rossano venne realizzato un maschio di notevoli dimensioni, forse nel luogo che ancora oggi si chiama «Ciglio della Torre», corruzione del nome «Torre del Giglio» derivato dallo stemma dei Ruffo. Le descrizioni rimaste lo indicano dotato di un campo trincerato con una piazza d’armi di notevoli dimensioni e alcuni toponimi della zona sembrano confermare alla fortificazione un carattere di eccezionalità. La torre principale era circondata da altre quattro minori e aveva una uscita di emergenza verso la montagna nell’attuale Portello; nel rione Manganico erano invece ubicate le fabbriche per la fusione delle artiglierie. Il rafforzamento delle opere difensive continuò per almeno un secolo: nel 1552 si procedette a fortificare le sette porte, a erigere un fortino al Manganico, a integrare le opere difensive con la costruzione di undici mulini a trazione animale entro il perimetro delle mura e, nel 1587, si realizzò una casamatta con i resti dell’antica fortezza romana. Anche l’edilizia sacra, dopo la splendida fioritura bizantina, conobbe un rilevante incremento: nel 1459 si pose mano al convento dei Minori Osservanti con l’annessa chiesa di S. Bernardino; sessant’anni dopo, al convento delle Clarisse sui resti della parrocchia di S. Angelo di Comisio; nel 1570 l’ordine dei cappuccini riuscì a ottenere dalla comunità i mezzi per realizzare l’Ospedale di S. Giovanni di Dio. Decadenza e ripresa della città. La pressione fiscale dei viceré spagnoli insieme alle angherie e gabelle dei feudatari locali determinarono ben presto un impoverimento delle campagne e il decadimento della città, reso più grave dalle frequenti pestilenze e carestie. Se nel 1561 risultavano presenti in Rossano 2256 nuclei familiari (fuochi), dopo un secolo si erano ridotti a 1896 e intorno al 1670 a soli 1117, e anche nei cent’anni successivi l’impoverimento demografico rimane costante: prova del regresso è fornita dal gran numero di famiglie che all’istituzione di una nU9va tassa inter cives a favore dell’università (1767) erano estinte o in via di estinzione. E solo dopo la metà del XVIII secolo che si avvertono i sintomi di una lieve ripresa civile: sono di questo periodo alcune opere pubbliche quali il nuovo carcere che viene trasferito in nuovi locali sotto Palazzo Pretorio agli Steri, la dimora del Governatore ubicata dove sorge oggi il palazzo De Rosis con annesso orologio pubblico, e un Teatro Civico, uno dei primi in Calabria, costruito per volontà di Candido Amantea, ispirato ai migliori esempi dei teatri napoletani ed eseguito su progetto dell’insigne matematico e architetto Fra Tommaso Novellis. Nell’Ottocento la città tornò ad avere una crescita urbana, e anzi registrò un totale rinnovamento edilizio a seguito di quelle calamità naturali di cui la Calabria ha sempre sofferto: i terremoti. Fra i numerosi sismi registrati a Rossano, catastrofici furono quelli del 1824 e del 1836, seguito quest’ultimo da un’epidemia di colera. Il ventennio successivo fu quello della ricostruzione e dell’ammodernamento. L’assenza di aree fabbricabili ai margini della città e l’incremento della popolazione favorirono interventi di sostituzione e rinnovo urbano. In que~to periodo saranno realizzate nuove strade e piazze, e opere pubbliche importanti quali l’acquedotto; saranno ristrutturati palazzi e chiese, ma purtroppo l’identità urbana del vecchio centro sarà completamente stravolta. Nel secondo dopoguerra lo sviluppo del nuovo insediamento litorale della Marina isolerà il centro storico con la realizzazione di una città alternativa.

Patirion Rossano

Da visitare
La visita inizia da corso Garibaldi che si snoda per tutta la sezione medio-alta della città, dalla chiesa di S. Nilo a quella di S. Marco, la più antica, attraverso una serie di slarghi e piazze che permettono di ammirare la parte più consistente delle residenze nobiliari e benestanti sette-ottocentesche. La chiesa di S. Nilo, che si ritiene fondata da Olimpia Aldobrandini, mostra un interno tardocinquecentesco. Poco oltre si può raggiungere la chiesa di S. Bernardino; ricostruzione quattrocentesca di altra chiesa del Trecento, un tempo annessa al convento dei Minori Osservanti. Il portale ad arco acuto in pietra tufacea e il portico sono del xv secolo; la navata principale con abside rettangolare è affiancata da una navata divisa a cappelle con volte ogivali a costoloni della stessa epoca. Dell’ex convento restano solo le rovine del chiostro. Da piazza Steri si può raggiungere agevolmente il complesso del Duomo e del Museo Diocesano. La Cattedrale si presenta con una facciata di stile composito, come composito è l’interno, a causa dei vari rifacimenti: costruita intorno all’xI secolo venne rifatta nel 1330 per volontà di Roberto d’Angiò, mentre la facciata, crollata in seguito al terremoto del 1836, venne completata solo nel 1914. L’interno presenta un’impostazione basilicale gotico-angioina, su tre navate con absidi voltate su costoloni. Sul lato sinistro nel xv secolo venne praticata un’apertura con portale a sesto acuto in pietra con archivolto e stemma. I soffitti lignei intagliati e dorati delle navate laterali, l’altare e il tabernacolo dell’Acheropita sono tutte opere settecentesche. A fianco della Cattedrale si può visitare il Museo Diocesano d’Arte Sacra, fra le cui numerose opere d’arte è conservato il celebre Codex Purpureus Rossanensis. Girando a destra per piazzetta del Commercio si raggiunge la chiesetta della Panaghia, dell’xI secolo, restaurata intorno al 1933-34.E costituita da una sola navata con abside semicircolare; all’interno dell’abside un pregevole affresco di scuola bizantina raffigurante S. Giovanni Crisostomo può essere datato all’xI-xII secolo. Si riprende corso Garibaldi e si trova la chiesa di S. Domenico, del Seicento, che presenta un bel portale in pietra realizzato nel 1704e all’interno pregevoli lavori di ebanisteria del primo Settecento, quale l’altare del Crocifisso, quello della Madonna del Rosario, l’organo e il pulpito. Scendendo ancora si arriva alla chiesa di S. Marco Evangelista, che sorge sul filo della rupe ed è databile tra il X e l’XI secolo, in forme assai simili a quelle della Cattolica di Stilo. Rettangolare con tre piccole absidi semicilindriche sul lato corto verso oriente, all’interno presenta un vestibolo quadrato che precede il Santuario a pianta centrale con quattro pilastri che, insieme con i contropilastri sulle pareti, sostengono gli archi coronati da cinque cupolette a tamburo. Le finestre geminate sono di derivazione bizantina, come bizantino è il residuo affresco raffigurante una Madonna in trono col Bambino tra le braccia. Consigliamo di concludere l’itinerario con una visita al più insigne monumento di architettura normanno-basiliana: il Pathirion, in splendido isolamento a 600 metri su un dosso rivolto al mare.

Panorama Rossano

Economia
Rossano ebbe il suo maggior sviluppo industriale intorno al 1950 grazie alla posizione privilegiata che esso offre. Di particolare rilievo risulta essere l’agricoltura con maggior produzione di olio e agrumi. Famosa risulta essere la liquirizia di Rossano prodotta dalla celebre industria Amarelli. Di risalto risulta il turismo che propone una vasta scelta di Hotel, Alberghi e villaggi turistici per le vacanze.

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