Ginestra

LA GINESTRA NEL COMUNE DI LONGOBUCCO

Maggio e Giugno sono i mesi in cui i boschi si colorano di grandi distesi di fiori. A Longobucco (cs), il comune più rappresentativo del Parco Nazionale della Sila, la Ginestra fiorisce con il suo indistinguibile giallo. Tutte la montagne si coprono di immense distese di “macchie gialle”, creando con gli altri fiori e con il verde dei pini e castagni un paesaggio a dir poco fatato. La ginestra è una delle protagoniste dell’Arte della Tessitura, che a Longobucco primeggia in tutta la regione, in quando forma d’artigianato unica nel suo genere.

Ginestra in Calabria

A Longobucco esisteva un ginestrificio che serviva a trasformare le piante, nate spontaneamente sulle pendici delle montagne, in fibre che poi venivano lavorate ai telai. Dopo spaventosi terremoti, il ginestrificio fu demolito per far posto alle case popolari, nonostante esistevano altri posti edificabili, occupati però, dagli orti che erano di fondamentale importanza per la sussistenza alimentare; così si è cancellato un pezzo di storia di Longobucco, un segno del suo passato, un reperto di archeologia industriale. Quandola ginestra raggiungeva la piena maturità, le donne di buon mattino, si recavano nei boschi per i ripidi burroni, per tagliare i rami che venivano raccolti in manipoli. Questi venivano a loro volta ripiegati su se stessi in modo da formare dei mazzetti della lunghezza di 20-25cm e poi legati in grossi fasci del peso circa di 10kg ciascuno e portati alla riva del fiume per l’operazione di scarto. Qui venivano tuffati in grandi caldaie di rame per essere bolliti. A bollitura ultimata, i mazzetti venivano estratti dalla caldaia per essere raffreddati, quindi riuniti in fasci di venti ciascuno, venivano di nuovo trasportati alle fiumare dove restavano immersi nell’acqua per circa otto giorni sotto il peso di grossi massi. Si otteneva la fibra grezza e la rama nuda , cioè la parte legnosa, che asciugata al sole, serviva per accendere il fuoco. La fibra grezza veniva posta su grosse pietre in riva al fiume e battuta con una mazza di legno (copano) per liberare i fasci fibrosi dal tessuto corticale. I mazzi venivano quindi risciacquati più volte e messi ad asciugare al sole fino ad assumere il colore iankulinu, si avevano cosi le stuppe , delle filaccie grezze molto grossolane. Per ottenere fibre per gli usi tessili, si continuava il ciclo di lavorazione. Per ottenere tessuti per le lenzuola e le tovaglie, occorreva sottoporre la stuppa alla cardatura: si preparavano due tavolette di legno anche di forma circolare e ricoperte di cuoio su cui erano infissi decine di chiodi. Tra i denti di queste spazzole, fissata su una scala a pioli, si metteva la stuppa e si ricopriva con l’altra metà, in modo che la stuppa, scorrendo si allungava dando origine all’ordito, mentre la fibra rimasta tra i due denti del cardo, dopo filata dava origine al filo per la trama. Le fibre, del peso di 200-300 grammi, venivano poi filate mediante la rocca e il fuso e poi lavorate al telaio. In dialetto longobucchese la ginestra veniva detta cordicedda , per la qualità più grossolana e rustica rispetto alle altre materie utilizzate.

Ginestra di Longobucco

L’importanza della ginestra nelle grandi industrie. La ginestra (spartium junceum L.) è nota fin dall`antichità per il suo impiego come pianta da fibra. La stessa etimologia della parola greca “spartos” sta a confermare la tradizionale utilizzazione della fibra nella produzione di stuoie, corde, e manufatti vari. Oggi sembra che il mercato delle fibre naturali sia in forte crescita sia a livello italiano sia comunitario, grazie alle sue caratteristiche strutturali, la fibra è utilizzata come elemento in materiali compositi al posto di minerali o sostanze sintetiche. Le fibre, ricavate dai suoi rametti verdi, le vermene, mostrano incredibili capacità di resistenza e flessibilità. Dalla lavorazione della pianta si ottengono quali importanti sottoprodotti parti legnose o cellulosiche, che possono essere utilizzate nell’industria pannellistica, essenze odorose per i profumi, il colore giallo naturale, estraibile dai fiori, utilizzabile in tante applicazioni, tra cui le tinture per capelli e la sparteina, un alcaloide avvincente del cuore ad azione diuretica. L’impiego però più promettente della ginestra sembra essere quello in campo automobilistico. Dopo anni di ricerche, finanziate con l’apporto di numerosi progetti comunitari, il Centro Ricerche della Fiat ha cominciato il collaudo di plance e sportelli realizzati con una combinazione di miscele plastiche e ginestra. Le vermene sono, infatti, un ottimo sostituto della fibra di vetro, la quale ha il grave difetto di non essere riciclabile. Il vermene inoltre è difficilmente infiammabile, e in caso d’incendio della vettura riduce la tossicità delle esalazioni da combustione. Le fibre naturali dunque rappresentano un elemento fondamentale per la creazione d’autovetture ecocompatibili, al punto che nel 1999 la Commissione Europea ha stanziato otto milioni d’euro, circa 15 miliardi di lire, per il progetto “ecocomp”, che coinvolge oltre a diverse case automobilistiche europee, diverse industrie elettroniche e aerospaziali e, per l’Italia, la Facoltà di Scienza dei Materiali di Terni.

Piante della Ginestra

Considerazioni dell’Autore Nel comune di Longobucco la Ginestra è una grande risorsa, lasciata inerme nel suo habitat!!! Nasce, fiorisce e purtroppo secca senza che nessuno abbia utilizzato il suo sgargiante giallo, senza che nessuno abbia sentito la fraganza che riesce ad emanare, senza che nessuno abbia minimamente raccolto i suoi “preziosi” petali… questo articolo vuole essere un mezzo di “diffusione” delle risorse che ci scorazzano davanti agli occhi e che non riusciamo a riconoscere ed utilizzare…

Autore

Francesco De Simone

Editoriale

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