Domenica, 19 Ago 2007

I paesi delle Grotte

I comuni di Caloveto, Cropalati, Pietrapaola mostrano un vero e proprio lavoro di traforo a cielo aperto, eseguito nella tenera pietra di tufo che ospita i rispettivi abitati. Grotte di cen­tinaia e centinaia di anni che diedero rifugio ad esuli, asceti, anacoreti, eremiti e santi, ma anche, in tempi più recenti, a sfollati e briganti.

Grotte Sila

 

Presenze diffuse un po’ in tutto il ter­ritorio pedemontano della Sila Greca, ugualmente rinvenibili a Rossano, Campana, Paludi, Calopezzati. Si tratta degli antichi e suggestivi resti dell’architettura rupestre di tipo eremitico o lauritico, altrimenti detta ipogea (=sottoterra): grotte artificiali realizzate a partire dal VII-VIII secolo da pazienti monaci calabro-greci, conosciuti come “basiliani”, i quali, in fuga dai territori dell’Impero bizantino, “edifi­carono scavando”, in tutte le zone arenarie e tufacee, rifugi, chiese e monasteri. Con questa tecnica realizza­rono importanti insediamenti e centri di cultura monastica ancora oggi famosi, fondando a Caloveto, per esempio, il celebre monastero di S. Giovanni Calibita, che ha dato nome al paese. Oppure quello meno noto, ma altrettanto vivo, di Calopezzati, ricostruito e aggregato poi dai Normanni al Patirion di Rossano ma nato inizialmente nelle laure segrete della collina, spicconate dai monaci. Tra le grotte della rupe del Salvatore, a Pietrapaola, si distingue infine una delle realizzazioni di arte rupestre più interessanti di tutta la Comunità montana: la Grotta del Principe, caratterizzata da un triplice ricovero con feritoie per la difesa, che serviva a dare al feudatario dell’epoca una possibilità di salvezza, in caso di attacco nemico al castrum fortificato sulla som­mità della cittadella.






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