Tra Santi ed Eremiti

GLI EREMITI DI S. BASILIO
Con la caduta dell’impero Romano d’Occidente e l’an­nessione, sul finire dell’800, della Calabria all’Impero Roma­no d’Oriente, la Sila fu inte­ressata da un processo di in­sediamento di monaci calabro-greci, detti “Basiliani” (basileus era il titolo della massima autorità bizantina, derivato da Basileo il Grande – poi santo – che dal 370 fu vescovo me­tropolita di Cesarea, in Cap­padocia, e fissò le regole del monachesimo greco). Questi monaci, forgiati nel culto di un rigido cristianesimo fatto di ideali ascetici ed eremitici, provenivano dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto, paesi cioè sconvolti dalle lotte iconoclastiche dell’VIII-IX seco-lo, dall’invasione Persiana e dai tentativi di occupazione da parte degli Arabi. Nell’isolamento montano di piccole cavità ipogee da loro stessi scavate, essi si riti­ravano quindi in meditazione e preghiera. Al romitaggio tut­tavia i basiliani accostavano un’intensa attività sociale e divennero così un importante punto di riferimento per le popolazioni locali, proteggendo i contadini dai soprusi dei potenti, istruendo i giovani, curando i malati, mettendo insomma tutta la loro cultura ed esperienza al servizio della gente. Per capire quanto radicata ed importante fosse la presenza dei Basiliani in Sila ed in Calabria, basti pensare che non v’era paese che non avesse una comunità mo­nastica, come del resto te­stimoniano molti significativi toponimi giunti fino ai giorni nostri (Piano dell’Eremita, Santi Padri, Timpa dell’Eremi­ta, ecc.). Fra i secoli X ed XI, sotto la guida di uomini dalla personalità straordinaria e gra­zie alle cospicue elargizioni ottenute dai Normanni, i Basi­liani passarono dalla vita tro­gloditica, nascosta e randa­gia, a forme collettive orga­nizzate ed autorevoli, costi­tuendo importanti centri mo­nastici dotati di vasti pos­sedimenti terrieri che svolsero un importante ruolo sociale e culturale; come, per esempio, il monastero del Patirion.

Bocchigliero

I SANTI DI BOCCHIGLIERO
Il movimento religioso cono­sciuto come i “Santi di Boc­chigliero” nacque intorno al 1870, e fu così denominato perché così erano definiti dal popolo i suoi protagonisti. Capi del movimento erano i massari Matteo Renzo, Gabriele Don­nici e una bambina visionaria, portavoce della Madonna. Inizialmente non si posero contro la chiesa, accettavano infatti il dogma della SS. Trinità e riconoscevano la legittimità dell’ordine costituito, religioso e civile. Progressivamente però l’intran­sigenza delle loro asserzioni, la pretesa di essere depositari della verità assoluta e – so­prattutto – le loro pratiche assai poco ortodosse pro­vocarono una forte reazione. Il rito della “coricata”, ad esem­pio, aveva lo scopo di indurre l’eccitazione sessuale senza cedervi. In tale prova di resi­stenza al peccato, gli appar­tenenti alla setta (in totale promiscuità, senza distinzione d’età, completamente nudi) giacevano assieme senza toccarsi. Pare però che molti bambini nascessero in seguito a questo rito. Segno che, secondo le spiegazioni ufficiali fornite dai capi della congrega, molte adepte venivano visitate dallo “Spirito Santo”. Di diverso parere fu invece l’autorità giu­diziaria: il movimento cessò intorno al 1880 e Matteo Ren­zo e Gabriele Donnici furono processati e condannati.

Personaggi

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