Lunedì, 9 Apr 2007
Da Visitare a Gerace Iniziamo la visita dal Borgo, il primo dei nuclei di Gerace; il suo ingresso, là dov’era l’antica Porta della Varvara, è caratterizzato dalle botteghe dei vasai scavate nella roccia: un’attività quella dei vasai, che vanta a Gerace antica tradizione.
Portiamoci dunque in piazza della Repubblica, ottenuta nel 1971con la demolizione di alcune casupole per dare accesso alla splendida architettura della chiesa di S. Maria del Mastro. Sia la chiesa che il vicino imponente palazzo Del Balzo si aprono sulla Piana sottostante ove si svolgeva un’antichissima fiera annuale, documentata fin dal Cinquecento. Qui sorgevano due conventi: quello dei Cappuccini (1534) sulla fabbrica di S. Maria la Nuova, rimasto sostanzialmente integro con le sue numerose opere d’arte, e quello dei Minori Osservanti (1612)la cui chiesa dedicata a S. Francesca Romana, è oggi la cappella del Cimitero. Poco lontano, i suggestivi resti, in posizione scenografica verso il mare, di S. Maria di Monserrato, di derivazione basiliana (cupola, chiostro) con elementi rinascimentali e portale barocco. Fra le altre numerose memorie storiche c’è da ricordare anche la bellafontana civica (1606)con relativo acquedotto. Lasciato il Borgo, dopo circa 500 metri si stàcca dalla statale a sinistra una strada che, attraverso un’antica porta, immette nel Borghetto, ovvero in una compatta unità insediativa, naturalmente fortificata, tutta raccolta intorno alla via Roma e al pracùsu, lo spiazzo acciottolato su cui prospetta la chiesa di S. Martino. Ricostruita totalmente dopo i sismi del 1783,la chiesa risale a epoca remota, come dimostra una minuscola necropoli medievale che le giace accanto. Il Borghetto termina alla Porta del Ponte, non più esistente: la strada fa due ampie curve, si spalanca sulla spettacolosa «passeggiata delle Bombarde» e, subito a destra, attraverso l’architettura barocca della Porta del Sole, immette nell’irregolare piazza del Tocco, autentico cuore della cittadina e straordinario esempio di suggestione storica e ambientale. Sette strade vi si immettono e delimitano altrettanti isolati e palazzi: a sinistra il Palazzo del Tocco, sede della municipalità (Toccova inteso nell’etimo greco di seggio, assemblea). La via Zaleuco, in sensibile salita fra palazzi e ricchi portali, porta in breve allapiazza T11,- bona, uno slargo triangolare immediatamente li ridosso del superbo apparato absidale della Cattedrale. Consacrata nelle sue forme attuali secondo la tradizione nel 1045 e una seconda volta nel 1222 alla presenza di Federico II.L’importante chiesa ha sviluppo basilicale sovrapposto parte sulla nuda roccia e parte su una cripta a croce greca che, pur molto rimaneggiata, si può ascrivere a un impianto basiliano non più tardo dell’vIII secolo. Sulla destra della piazza la porta, o meglio l’Arco dei Vescovi, barocco come barocchi sono il finestrone e il gran portale applicati all’abside centrale, permette di costeggiare il fianco settentrionale su cui si aprono !’ingresso usuale alla chiesa e l’accesso alla minuscola corte, che racchiude la tozza torre campanaria e il maestoso portale ad archi concentrici aperto sulla sobria facciata romanica d’ispirazione lombarda. Invece di passare l’Arco, si prenda la via Cavour a destra: si perviene prima alla settecentesca chiesa del Sacro Cuore, e poi al complesso di S. Francesco d’Assisi, datato 1227(chiesa e convento), dalle purissime linee gotiche.

Sono da ammirare, in particolare, lo splendido portale di ispirazione arabo-normanna, l’altare maggiore del primo Barocco calabrese in marmi policromi a intarsio e il grande chiostro. Di fronte al fianco meridionale del S. Francesco si innalza la piccola chiesa di S. Giovannello, autentico gioiello d’architettura basiliana: fra questi tre edifici nel 1983si è ricavata una piazza. Di qui si può salire al Castello sia costeggiando l’abitato, sia immergendosi nel compatto tessuto edilizio che presenta una straordinaria varietà di aspetti pur nell’unitario principio ispiratore. L’abitato termina a occidente con una vasta spianata, il baglio, tradizionale rifugio della popolazione in caso di pericolo. Un’impressionante fenditura lo separa dal Castello, cui nel passato era unito solo da un ponte levatoio sospeso a un pilastro intermedio. L’altura del Castello è preclusa da ogni altra parte da rupi inaccessibili, per cui solo da questo lato si sono sviluppate le fortificazioni in muratura, oggi riconoscibili in un robusto torrione cilindrico, quasi un bastione, e alcuni tratti di mura di cortina. Anche se in precedenza dovevano esistervi installazioni romane - se non anche magnogreche -le fasi di costruzione del complesso possono essere fatte risalire a un’epoca altomedievale (anteriore al x secolo), a un generale adeguamento due-trecentesco e a un ulteriore e definitivo rimaneggiamento nel Cinquecento. Dal Castello si ridiscende in città per via Buonarroti; ci si può inoltrare a questo punto nella parte meridionale dell’abitato aggirando la piazza del Tocco per via Vasìa, in una ricca successione di archi, palazzi, sottopassi, chiese, finestre, portali, case vecchie e nuove, strade e sentieri a gradoni, a saliscendi, finché si giunge al complesso monastico di S. Anna (1344,nelle parti più antiche) che chiude come un baluardo la città a oriente. Nell’orto sottostante alla fine degli anni Cinquanta fu ricavata la «passeggiata delle B,ombarde»da cui si scende per via S. Lucia e la porta omonima finoal Borgo, che si può ora visitare nella sua metà a occidente della statale 111.Dalla chiesa del Carmine, al termine della discesa, ci si può indirizzare verso sinistra fino alla chiesa di S. Siminio, fronteggiata da una torre rotonda ben conservata; si percorre poi in senso opposto via Leonardo da Vinci dove si possono ammirare alcune fra le più belle soluzioni architettoniche dell’edilizia civile del Borgo, fra le quali la bifora medievale di casa Marvasi, e il loggiato (sec. XVI)nella trasversale via Bruno, al cui termine, tenendosi sulla sinistra, si perviene in prossimità di piazza della Repubblica.
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